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Do you wanna make it better?

Potrebbe essere stata questa la domanda che Andre Romelle Young, aka Dr. Dre, ha posto al suo protetto Brandon Paak Anderson, noto più semplicemente nell’ambiente musicale come Anderson Paak, nato l’8 Ottobre 1986 a Oxnard, cittadina americana a 100 km da Los Angeles, che ha dato il nome a uno dei suoi progetti, forse il più ambizioso e meno apprezzato dalla critica.

Paak, dopo aver assorbito completamente il discreto ma comunque onorevole successo di Oxnard, il suo terzo album in studio rilasciato nel corso del 2018, e che annovera al suo interno collaborazioni con artisti del calibro di Kendrick Lamar, J.Cole, Snoop Dogg e Pusha T, si è subito rinchiuso in studio con i suoi collaboratori più fidati, guidati dal direttore d’orchestra Dr. Dre, per registrare il nuovo disco, Ventura, che ha visto la luce lo scorso 12 Aprile.

Ed effettivamente, il buon Paak e Dre, non hanno tradito le aspettative di rilancio e hanno raggiunto il loro obiettivo, soprattutto dal punto di vista sonoro, effettuando un processo di pulizia che ha portato al raggiungimento di un’ottima qualità audio, vero punto di forza di Ventura, che porta all’orecchio un’eleganza e uno stile tipici del soul-funk e dell’R&B e che ci induce ad immaginarci immersi in uno stato di pace interiore, distesi su un’amaca di fronte al mare, mentre sorseggiamo un cocktail ghiacciato e ce ne sbattiamo altamente della scuola o del lavoro, pensando a goderci la vita, lontani da qualsiasi preoccupazione che ci attanaglia.

Il suono di Ventura è molto più simile a quello apprezzato in Malibu, disco dell’affermazione di Paak (con il quale ha anche ottenuto una prestigiosa candidatura ai Grammy) che a quello più confuso e orientato verso il mondo rap/hip-hop di Oxnard. Infatti credo che Paak, dopo aver provato a inserirsi in questa strada, ha capito che essa non lo avrebbe portato a sfruttare a pieno tutte le sue potenzialità, come la bellezza e l’unicità del suo tono vocale e la grande capacità di scrittura di testi d’amore più o meno spensierati, anche perché, quando ha provato a fare il “grosso” parlando di politica o di weed, è caduto il più delle volte in tematiche già ampiamente affrontate da altri celebri colleghi.

“Do you wanna make it better?” è anche la domanda che Paak rivolge incessantemente alla sua amata nel secondo pezzo dell’ album, dal titolo “Make it better”, che è il pezzo più ascoltato del disco fino ad oggi e senza dubbio una delle più belle ballate d’amore che ho ascoltato negli ultimi anni. Ventura è un album duttile, ecclettico, che si apre a generi differenti anche nello stesso brano e che rispecchia fedelmente l’indole creativa e artistica del suo interprete, un cantante R&B che strizza l’occhio all’hip-hop. Ventura è un disco per tutti e che mette d’accordo tutti, sia gli amanti del rap che ameranno la prestazione magistrale del sempre attuale Andrè 3000 degli Outkast in Come Home, intro dell’album, sia gli amanti del funk che ameranno Jet Black, colorata dalla meravigliosa voce di Brandy e dal beat realizzato dalle sapienti mani di Dre.  King James, la cui narrativa spazia dall’ elogio a Lebron James alla critica al muro di Trump oppure Twilight, prodotta da Pharell Williams e che racconta delle problematiche legate alle relazioni sentimentali.

Ventura è un progetto fresco ed originale, con un groove fortissimo che si allontana da quella sensazione di monotonia sonora. che affligge sempre di più la musica contemporanea, e infatti non è un caso se illustri artisti di ogni genere abbiano speso più volte parole al miele per il trentatreenne di Oxnard.  

Rimpiango amaramente ogni giorno di non aver assistito al recente concerto di Paak al Fabrique di Milano, una delle rare apparizioni in Italia di artisti della scena d’oltreoceano. Accompagnato dalla sua fedelissima band, i Free Nationals, ha dato vita ad uno spettacolo straordinario, ricco di energia tale da trascinare il pubblico dall’inizio alla fine. Rolling Stone l’ha definito alieno, per la sua capacità di saper trasmettere in musica tutto ciò che è possibile, suonando, cantando e rappando in modo maestoso, avvenimento più unico che raro ai giorni nostri.

Paak non sarà mai un volto noto delle classifiche e difficilmente il suo sarà uno dei dischi più venduti del 2019, ma questo non è nemmeno il suo obiettivo, poiché lui pensa e penserà semplicemente a fare musica e a divertirsi, come qualunque artista dovrebbe fare. Sono certo che chiunque ascolti questo album per la prima volta, inizialmente rimarrà per qualche minuto a bocca aperta di fronte a tanto talento, per poi cominciare a scatenarsi, abbandonandosi come in uno stato di trance, al canto e al ballo sulle ritmiche drum and bass.

Amate questo disco, amate la musica e pregate che il fuoriclasse di Oxnard possa tornare presto in studio a produrre nuovi capolavori come questo, che portano gioia e spensieratezza al corpo e all’anima.

Filippo Campisi X Goditela.eu

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